Home > autobiz insights > Rischi, trend e implicazioni strategiche sui Valori Residui
Rischi, trend e implicazioni strategiche sui Valori Residui
Il Valore Residuo rappresenta una variabile chiave per la redditività dei principali players automotive. Juliana Principe, Key Account Manager in autobiz Italia, ripercorre una panoramica dell’anno appena concluso e condivide alcuni spunti sulla gestione dei Valori Residui.
Una panoramica sui Valori Residui nel corso del 2025 e le possibili soluzioni per l’ottimizzazione della gestione
Perché trattare il Valore Residuo come un numero fisso rappresenta un rischio?
Nel contesto automotive attuale, considerare il valore residuo (Residual Value – RV) come una variabile statica equivale ad assumere un rischio non governato. Il mercato è sempre più volatile, influenzato da fattori macroeconomici, evoluzione tecnologica accelerata e cambiamenti strutturali nella domanda. In questo scenario, il RV non può più essere una semplice assunzione di partenza, ma deve diventare una variabile dinamica, costantemente monitorata e aggiornata per evitare impatti negativi su margini e redditività.
Cosa sta succedendo ai valori residui nel 2025 rispetto al 2024?
Nel 2025 si osserva un calo dei valori residui medi delle auto usate rispetto al 2024, segnale di una progressiva normalizzazione del mercato post-boom. Dopo gli anni caratterizzati da scarsità di prodotto nuovo, supply chain sotto pressione e forti tensioni sui prezzi dell’usato, il mercato sta ritrovando un equilibrio più realistico tra domanda e offerta. Il ritorno a stock più consistenti sta contribuendo a ridurre le valutazioni eccessivamente elevate registrate negli anni precedenti.
Quali alimentazioni mostrano maggiore resilienza nei valori residui nel 2025?
Nel 2025 i valori residui risultano più resilienti per le alimentazioni termiche (ICE) e per le motorizzazioni mild hybrid e full hybrid. Queste tecnologie beneficiano di una domanda usata ancora solida, di costi di utilizzo percepiti come prevedibili e di un’elevata familiarità da parte dei clienti finali.
Dall’altro lato ci sono invece i BEV e PHEV che mostrano una maggiore debolezza nei valori residui, penalizzati da una domanda ancora incerta, da un’offerta usata in forte crescita e da una percezione diffusa di costi di utilizzo più elevati o meno trasparenti. Nonostante i progressi in termini di interesse dei clienti e di gestione degli stock, i BEV continuano a registrare un deprezzamento più elevato rispetto agli ICE.
Cosa succede nei mercati europei?
In mercati chiave come Germania e Regno Unito, i ridotti valori residui degli EV sono fortemente legati a politiche commerciali aggressive sul nuovo, con sconti e campagne tattiche che abbassano rapidamente i prezzi di riferimento. Parallelamente, la crescita dell’offerta di veicoli elettrici usati esercita una pressione ulteriore sui prezzi, comprimendo i valori residui e aumentando il rischio per gli operatori.
Quali sono i principali fattori di rischio strutturali per i BEV?
I principali fattori di rischio tecnologico che incidono sui valori residui dei BEV includono:
- Batteria: incertezza su decadimento dell’efficienza, cicli di ricarica e valore residuo reale del pacco batterie.
- Innovazione tecnologica: lanci frequenti di nuovi modelli con autonomie superiori e tecnologie più avanzate accelerano l’obsolescenza dei modelli precedenti.
- Infrastruttura: i limiti legati alla velocità di ricarica, al costo dell’energia e alla disponibilità della rete influenzano la desiderabilità dell’usato.
Quali implicazioni strategiche emergono per pricing e gestione del rischio?
Questo scenario richiede approcci di pricing più dinamici e segmentati, basati su aggiornamenti frequenti delle curve di RV, differenziazione per tecnologia, canale e mercato, e una gestione attiva del rischio. Solo attraverso modelli previsionali più sofisticati e una governance continua dei valori residui sarà possibile proteggere RV e margini di realizzo in un mercato automotive sempre più complesso e competitivo.